LEO AMICI
i Viaggi

Ma non ti fermi mai? “Non ci sto in un posto: se non c’è uno scopo, non rimango”.

In ogni posto che toccava, formava un gruppo di persone che allargava il cerchio della solidarietà e che lui definiva “famiglia” e nominava una persona ricca di fede, che lui definiva “perno” attorno al quale ruotavano tutti. Se c’era una casa dove ci si poteva riunire in fratellanza e crescere spiritualmente, lui la definiva “Casa di Dio”. Dai suoi passaggi sono nate associazioni, istituzioni che ancora oggi si occupano del prossimo.

Lungo il suo cammino
senza tregua in tutto il mondo,
il suo amore impetuoso cambiò l’uomo
facendolo corrispondere a fatti
nella comunicazione con lui e
assieme all’uomo cominciò a realizzare
portando fini socievoli nella società.
Mano a mano che il vortice si allargava
l’uomo si perfezionava sempre di più
diventando un uomo vero.
Il maestro, con il suo grande amore
e la sua pazienza, aspettava
che tutto corrispondesse a Dio
lasciando all’uomo la gioia di vivere.
Australia
Continente che sei il più distante
e distaccato
Sei circondato da deserto,
foreste e praterie..
..oh! terra misteriosa nei tuoi confini
ormai il mio piede c’è passato
e col tempo tutto tornerà a un lieto fine
e l’uomo non sarà più mascherato
‘chè il bene in lui ormai s’è concentrato.

Kenya
“Terra bruciata dal sole e dal bianco”..
..Villaggi, villaggi di fango,
di una povertà indistruttibile
che si adeguano alla natura
per la sopravvivenza..
..Solamente la natura li accarezza
e gli dà tanto amore che da nessun
altro ricevono..
..presi dal terrore degli stregoni,
il loro dolore ristretto dentro di sé
che non trovano la liberazione
di questo incubo.

Leo Amici

...In discoteca a Pilas
i ragazzi ballano ancora la famosa sivigliana per il maestro, così altri giovani si avvicinano per conoscerlo. Tutti vogliono sapere e così i nostri ragazzi formano dei gruppetti per parlare con gli altri e con questa atmosfera si arriva a tarda sera.

Maria (Pilas-Spagna)

Ormai avevo perso la speranza. Mi muovevo piano, per non sentire più quel dolore. I sentimenti non esistevano più, avevo perso la fiducia in tutti e soprattutto in me stessa. Mi sono isolata per un anno e mezzo da qualunque essere umano. Non parlavo più con nessuno... Nel 1982 ho conosciuto Leo Amici: quando sono arrivata davanti a casa sua tremavo forte per l’emozione. Lui mi abbracciò forte forte, i miei sentimenti urlavano in quel momento, la ragione non esisteva più. Sentivo soltanto che si sbloccava qualcosa dentro di me. Tra le sue braccia mi sentivo sostenuta e rassicurata. Da quel momento ho incominciato a frequentare la famiglia della Svizzera. Vedevo persone piene di vita. Sono rinata...

Yvonne (Svizzera)

In Austria fu accolto nella meravigliosa villa di un miliardario che in suo onore organizzò un ricevimento. Noi che lo avevamo accompagnato non avevamo mai visto nulla di simile ed eravamo anche in imbarazzo, lui invece era sempre se stesso tanto tra la povera gente che in questo ambiente: era sempre a suo agio, ma ci chiedevamo come fosse possibile parlare di Dio tra quelle persone ricche e ingioiellate; le signore indossavano addirittura l’abito da sera. A poco a poco si fecero tutti stretti intorno a lui in silenzio e nei colloqui che ne seguirono vedemmo quelle ricche e irraggiungibili signore piangere d’emozione.


Inge
(Austria)

In ogni luogo che raggiungeva c’erano centinaia e centinaia di persone di ogni estrazione sociale che lo attendevano; spesso doveva intervenire la polizia per fare ordine. Lui si sedeva e ad uno ad uno li accoglieva tutti, non chiedeva niente in cambio, ma spesso, soprattutto in molti paesini dell’interno della Sardegna, la povera gente portava con sé un sacchettino che conteneva un pollo, un litro d’olio; lui non voleva essere contraccambiato nemmeno con quei semplici doni e, per convincere le persone a non dargli nulla, diceva con un sorriso che se avessero lasciato qualcosa non li avrebbe più accolti né tanto meno parlato con loro, così ognuno riportava a casa il proprio sacchettino.

Remo

Conobbi il maestro quando, nel Novembre 1981, arrivò in Africa ed io, appena lo vidi, pensai: “Ma è un europeo come tanti altri!”. Mi venne incontro per salutarmi e notai subito che in lui non c’era arroganza e superiorità, ma umiltà, rispetto e nobiltà. Non era un comune europeo! Aiutò tutti, anche finanziariamente, ma la cosa più importante fu il suo amore, la sua comprensione, cosa in netto contrasto con il comportamento umiliante degli europei verso noi africani. Lo accompagnai in molte tribù, dentro la giungla, dove lasciò una traccia unica che la gente del posto non dimenticherà mai. Quando lui ripartì per l’Italia, mi disse che contava su di me, sulla mia responsabilità di seguire ed aiutare le persone.

Peter Lawson Musyimi (Kenya)